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11 Marzo 2021

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I disordini temporomandibolari

I disordini temporomandibolari

L’ARTICOLAZIONE TEMPOROMANDIBOLARE è l’articolazione che connette la mandibola al cranio. Le due superfici articolari sono rappresentate inferiormente dal condilo mandibolare e superiormente dalla fossa glenoide dell’osso temporale. Tra di esse è interposto un disco articolare, con funzioni simili a quelle del menisco del ginocchio. Come tutte le articolazioni, l’ATM ha dei legamenti che contribuiscono a stabilizzare i capi articolari e limitare i movimenti. Le componenti articolari sono inglobate in una capsula. I movimenti dell’ATM sono determinati dalle caratteristiche anatomiche ma soprattutto dall’azione dei numerosi muscoli che muovono o stabilizzano la mandibola, suddivisibili in elevatori, abbassatori, protrusori, e muscoli coinvolti nei movimenti di lateralità. Ogni muscolo può svolgere funzioni multiple. L’ATM ha innervazione trigeminale, e per questo è coinvolta come sede di dolore riferito ma con origine in altri distretti.

 

I DISORDINI TEMPOROMANDIBOLARI

 

I disordini temporomandibolari (TMD) sono patologie che colpiscono l’articolazione temporomandibolare (ATM) ed i muscoli masticatori. Essi costituiscono la principale causa di dolore al volto di natura non-odontogena, cioè non riconducibile a qualche problema dei denti.

I segni e sintomi di disordini temporomandibolari possono includere:

  • DOLORE ALLA MANDIBOLA
  • DOLORE ALL’ORECCHIO o nell’area circostante (anche ronzii o sensazione di ovattato)
  • DIFFICOLTÀ A MASTICARE o disagi durante la masticazione
  • DOLORE FACCIALE anche di notevole intensità
  • Un RUMORE di click o una sensazione di ruvidità durante l’apertura e la chiusura della bocca
  • BLOCCO DELLA MANDIBOLA, con difficoltà ad aprire o chiudere la bocca
  • CEFALEA
  • OCCLUSIONE DENTALE NON CONFORTEVOLE (come se i denti non articolassero più tra loro in modo corretto)

 

I sintomi di un disordine temporomandibolare possono essere comuni a quelli di altre patologie locali (es. nevralgie facciali, mal di denti, cefalee) o sistemiche (es. fibromialgia, disordini psicosomatici, poliartriti), e non sempre la diagnosi differenziale è semplice. Se necessario è quindi bene ricorrere alla consulenza, oltre che dell’odontoiatra, di altri specialisti come il neurologo, il reumatologo o l’otorinolaringoiatra

 

Considerata la complessità e la molteplicità di sintomi con i quali i disordini temporomandibolari possono manifestarsi, è bene che un paziente si rivolga sempre ad un operatore esperto nella gestione di queste patologie. Solamente un operatore esperto saprà infatti avvalersi nel modo corretto delle collaborazioni di cui sopra per la gestione dei casi più complessi. La figura che si occupa di dolore temporomandibolare non è necessariamente lo “gnatologo”, termine spesso abusato e che in molti casi riconduce a figure professionali autoreferenziate che lavorano ancora su vecchi principi di relazione tra denti e ATM. Il vero esperto in dolore temporomandibolare deve avere competenza extra-odontoiatrica, con training sul dolore orofacciale.

 

LA TERAPIA

 

Nella maggior parte dei casi, la terapia dei disordini temporomandibolari è molto semplice, in quanto i dolori di moderata intensità ai muscoli masticatori ed all’ATM rispondono aterapie conservative. I disordini temporomandibolari nella maggioranza dei casi sono una patologia da sovraccarico. Il bruxismo nella forma di serramento dei muscoli masticatori con il loro conseguente affaticamento, e la tensione emotiva ne costituiscono i principali fattori causali. Essi rappresentano l’obiettivo principale per una corretta gestione del paziente.

La terapia è di fatto da attuarsi mediante una gestione dei sintomi con strategie conservative: controllo delle abitudini parafunzionali durante la fase di veglia; placche occlusali “bite” allo scopo di una modifica transitoria dei carichi muscolari ed articolari; gestione della tensione emotiva che porta al sovraccarico dei muscoli masticatori (quelli della mimica e delle emozioni); esercizi di fisioterapia per mobilizzazione mandibolare.

In alcuni casi, è necessario ricorrere ad infiltrazioni dell’articolazione temporomandibolare o a terapia farmacologica sistemica nel dolore orofacciale cronico. Solamente in rare situazioni è necessario un intervento chirurgico.

 

IL BITE

 

Nell’ambito dei disordini temporo-mandibolari la correzione dell’occlusione dentale e/o della postura corporea non trovano alcuna giustificazione clinica e scientifica.

Da diversi anni è ormai noto che le ipotesi di correzione dell’occlusione dentale per “curare” i disordini temporomandibolari non hanno base biologica ed anatomica: i denti non toccano

praticamente mai tra loro. Ciò non ha impedito la diffusione di teorie, spesso assurde, per giustificare i più disparati approcci alla terapia con promesse di cure odontoiatriche per problemi quali cefalea, mal di schiena, dolori al collo. Tutte le terapie ortodontiche, protesiche, e di finalizzazione occlusale sono state ampiamente giudicate inidonee dalla letteratura di alto livello.

 

ll bite è, molto semplicemente, la stampella del sistema masticatorio. Si tratta di un apparecchio in resina rigida, costruito su misura e solitamente indossato nell’arcata superiore. Il bite deve coprire tutti i denti per evitare effetti indesiderati di movimento dentale, ma non può avere presunzione di trovare una “giusta” posizione mandibolare o di correggere le caratteristiche dell’occlusione dentale. Infatti, oggi sappiamo che non c’è superiorità di un particolare tipo di bite sugli altri (a parità di uso di resina rigida ed in assenza di posizioni forzate intollerabili per il paziente). Ciò significa che il bite funziona grazie al fatto di alleggerire temporaneamente i carichi sull’articolazione dolente e di modificare il modo di lavorare dei muscoli affaticati.

Non esistono attualmente protocolli certi, anche stante la variabilità interindividuale dei sintomi, ma è raccomandabile un uso solamente notturno per un periodo limitato di tempo (qualche mese). A seguito della fase acuta, si potrà passare ad un uso “al bisogno”.

 

LA FISIOTERAPIA

 

È importante affidarsi ad un fisioterapista opportunamente preparato nella gestione dei disordini tempo-mandibolari. Il professionista sarà in grado di gestire sia il ricondizionamento delle parafunzioni, sia il riequilibrio articolare e muscolare, attraverso esercizi specifici e l’impiego di tecniche manuali se necessario.

Cliccando sull’icona riportata qui sotto è possibile scaricare un test di autovalutazione dei disordini temporo-mandibolari.